7 false convinzioni sui prepper

False convinzioni sui prepper

Essere un prepper può essere un duro lavoro. Devi pensare ad abilità da acquisire, strumenti da acquistare, provviste da raccogliere e imparare a stoccare, risorse economiche da gestire e forse anche a persone da gestire in caso di SHTF.

Quella da prepper è una strada difficile da percorrere e non diventa più facile se, quando dici alle persone che sei un prepper, metà di loro presume immediatamente che tu sia un pazzo. (E l’altra metà probabilmente non ha idea di cosa significhi, almeno in Italia ?)

Purtroppo molte persone hanno false convinzioni i riguardo i prepper. Questo non a causa di ciò che i prepper effettivamente fanno, ma per i miti che si sentono in giro riguardo cosa sia la preparazione e chi la porta avanti. Nel periodo del lockdown siamo stati intervistati da due diverse testate giornalistiche (Linkiesta e InsideOver) che avevano inizialmente idee molto confuse su questo ambiente a causa di film e programmi come il famoso Doomsday Prepper.

Nel tempo mi sono segnato alcune delle osservazioni che mi sono state rivolte più spesso e oggi ho deciso di dedicargli un articolo. Se pensi di doverne aggiungere alcune, scrivicela nei commenti.

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1. I prepper sono degli “accaparratori”

Guarda qualsiasi reality show, serie o film sui prepper e vedrai spettacolari riprese di fienili, scantinati e bunker pieni di provviste. Solo negli ultimi mesi ho visto queste scene in Utopia (Leggi anche: Film su virus e epidemie: i 7 più contagiosi) e nel recentissimo Love & Monster su Netflix.

Scaffali pieni di cibo, medicine, strumenti, semi e munizioni per sopravvivere anni fanno parte della vita di ogni prepper, giusto? Sbagliato.

Molti prepper hanno abbastanza riserve di cibo per andare avanti dal paio di mesi fino all’anno, a seconda dello scenario che si aspettano. Accumulano le scorte lentamente, aggiungendo ad ogni spesa settimanale qualcosa in più da stoccare. In estate mettono via le verdure e producono conserve per l’inverno, in linea con la tradizione italiana.

Alcuni di noi hanno più di qualche lattina di cibo in scatola, ma quello che vedi in TV è sempre l’esempio più estremo. Le scorte di cibo liofilizzato a lunga conservazione dai 5 ai 20 anni per un anno di alimentazione non fanno parte delle strategie di tutti (e se posso, nemmeno per gli stomaci).

Sicuramente diamo più attenzione agli oggetti prima di buttarli e riflettiamo di più sugli usi alternativi che possono avere. Leggi anche: 15 cose da non buttare in vista di uno scenario SHTF

2. I prepper hanno rifugi nei boschi

Se hai detto alle persone che sei un prepper, probabilmente sei abituato a sentirti domandare dove intendi spostarti quando si verifica un disastro.

C’è infatti un mito comune secondo cui noi prepper abbiamo una Bug Out Location già preparata e probabilmente rifornita con cibo, strumenti e munizioni. (Leggi anche: Bug-out Location: il tuo luogo sicuro).

In realtà, sarebbe fantastico avere una BOL, ma pochissimi di noi possono permettersi un appezzamento di terra da qualche parte, per non parlare di un rifugio di sopravvivenza completamente rifornito. In alcune zone montane come quella in cui vivo è invece più facile avere la “seconda casa” o la “baita” in zona remote o in piccole comunità montane a volte più attrezzate di quello che si possa pensare.

Modi per riscaldare una bug out location - Prepping - Portale sopravvivenza

Sì, alcuni prepper hanno una BOL preparata e molti hanno uno o più luoghi in cui possono dirigersi in caso di crisi, ma di solito non hanno molto in termini di rifornimenti. Altri magari conoscono semplicemente luoghi in cui potrebbero facilmente trovare rifugio in case di conoscenti o appropriandosi di abitazioni altrui che non saranno mai raggiunte dai proprietari in scenari molto gravi.

Tuttavia, la maggior parte dei prepper si prepara con l’intenzione di rimanere esattamente dove si trova, portando avanti la cosiddetta strategia di bugging-in. La propria abitazione è sicuramente un posto con delle provviste, è il posto che si conosce meglio e, per il prepper medio, è dove ci sono le migliori possibilità di sopravvivenza. (Leggi anche: Bugging out: quando applicare il tuo piano di evacuazione).

3. I prepper hanno paura

“Perché spendi tutto quel tempo e denaro per prepararti? Devi aver paura di tutto, giusto?”

Mia madre, per esempio, mi dice “Ma hai paura di andare in guerra?”.

I prepper non vogliono essere pronti per una crisi perché hanno sempre paura, ma vogliono essere pronti per una crisi perché sono realisti e sanno che tutto può accadere. Forse passano più tempo ad approfondire alcune tematiche e per questo sanno che gli equilibri che tengono in piedi tutta la baracca in cui viviamo non sono così stabili come la maggior parte delle persone pensa.

Ancora oggi trovo assurdo ripensare alla totale incredulità di alcune persone quando si è verificata la recente pandemia: a molti sembrava uno scenario fantascientifico, ma per un prepper era uno degli scenari più probabili. Leggi anche: 10 motivi per prepararsi ad un’emergenza

4. I prepper vivono con un sacco di pistole

Quarta falsa convinzione sui prepper: i prepper hanno in casa molte pistole e hanno una fissazione per le armi.

Beh, no, sbagliato di nuovo. Almeno qui in Italia. Tuttavia, anche in realtà anche oltreoceano è un falso mito, dove la nota cultura delle armi non va di pari passo con il prepping ma fa piuttosto parte di qualcosa di più radicato.

Penso che il prepper sia più intenzionato a capire come funzionano e a saperle usare piuttosto che costruirsi un arsenale. Il fatto che poi si vedano spesso immagini di armi associate al prepping dipende anche dalla maggiore visibilità di certi contenuti postati da influencer americani del settore, che sanno come sfruttarle per attirare una mole maggiore di pubblico.

5. I prepper sono contrari alle autorità e al governo

Per la maggior parte di noi la risposta è un sonoro no.
Perché pensi che siamo prepper? È perché sappiamo che, se la società collassa, le conseguenze saranno pericolose e vogliamo essere pronti a sopravvivere.

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Non ci piace l’idea dell’anarchia ed è quello che invece dovremo vivere se non avremo un governo, istituzioni e una struttura democratica a sostegno della società. I prepper di solito non hanno obiezioni filosofiche verso le figure autoritarie, a condizione che non violino i diritti personali inalienabili.

6. I prepper si stanno preparando al “Giorno del giudizio”

Spesso scherziamo sull’essere pronti per un TEOTWAWKI, ma la maggior parte di noi non lo è e non lo sarà mai.

Vorremmo sicuramente avere tutte le capacità (fisiche, economiche e mentali) e le risorse per sopravvivere al crollo totale e irrevocabile della civiltà occidentale e per poter ricostruire una piccola comunità fiorente che preservi il più possibile il nostro modo di vivere per le generazioni future.

Ci piacerebbe essere pronti per il Giorno del Giudizio, ma ciò per cui la maggior parte di noi si prepara è un evento ben definito del tempo, come un grave disastro naturale oppure per i disordini civili con il temporaneo collasso sociale che ne consegue.

7. I prepper VOGLIONO il “Giorno del giudizio”

Finiamo con l’ultima falsa convinzione sui prepper che non è affatto divertente, anzi è estremamente fastidiosa per quanto mi riguarda.

Molte persone sembrano pensare che i prepper vogliano davvero che il mondo cada a pezzi.

Forse credono che non vogliamo che i nostri preparativi vadano sprecati. Oppure pensano che noi crediamo che potremmo costruire una società migliore di quella che c’è adesso. Oppure pensano solo che siamo degli egoisti che vogliono sedersi in cima a un bunker pieno di scorte e armi, a guardare tutti gli altri morire di fame. Qualunque cosa pensino, vi assicuro che si sbagliano.

I prepper non vogliono che accada nulla di brutto.

In realtà, la maggior parte dei prepper si sentono semplicemente stimolati quando sono pronti a sopravvivere per alcuni mesi, o anche per poche settimane, con le proprie risorse. È come una sfida con se stessi, esattamente come per qualsiasi altra situazione che la vita ci pone davanti: un colloquio, un esame o un nuovo lavoro per il quale ci siamo preparati tanto e vogliamo capire se ne siamo stati all’altezza.

Non so quanti di noi vorrebbero vivere anni in una società post-apocalittica alla Mad Max che ci privi di tutto il benessere che abbiamo provato per anni.

Non vogliamo che la società crolli, perché sarebbe un’esperienza terribile anche per i più preparati tra noi. È già abbastanza sfinente doverci confrontare ogni giorno con la recente pandemia che crea disparità sociali e indebitamenti che ci porteremo avanti per anni.

Inoltre, non vogliamo che la rete elettrica si guasti, ma piuttosto vorremmo poterci continuare divertire a far funzionare tutti i nostri elettrodomestici da un generatore rumoroso e puzzolente. Facciamo tutti i nostri preparativi e poi speriamo di non averne mai bisogno.

Pensala in questo modo: hai un’assicurazione sulla tua casa, quindi se brucia avrai i soldi necessari per sostituire tutti i tuoi averi. Significa che vuoi che la tua casa bruci?

No, ovviamente non lo è. La preparazione è una polizza assicurativa per il futuro. Non siamo pazzi estremisti che vogliono vedere il mondo bruciare, ma solo persone che hanno acquistato un diverso tipo di assicurazione.

Leggi anche:
Guida pratica alle scorte alimentari
Armi da fuoco, prepping e sopravvivenza
Chi è un prepper e cos’è il prepping

Foto di cottonbro da Pexels

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