Cosa succede al nostro corpo quando affrontiamo un’emergenza

Come già sappiamo ciò che contraddistingue noi prepper dalla “massa” è la nostra predisposizione mentale al non dar per scontato che certi eventi, causati dalla natura o dall’uomo, possano verificarsi e abbattersi (anche violentemente) su di noi.

Pertanto il nostro mindset non è mai sintonizzato su quel pensiero che inconsciamente ci dice “ma si, tanto a me non succede” ma anzi è perennemente incentrato sul cercare di metterci nella condizione di avere sempre il famoso “piano B” (e perché no, anche il C).

Questo mindset ci porta a vivere in uno stato di allerta, ovviamente da non intendersi nel senso negativo e stressogeno della cosa, infatti tale condizione per noi è semplicemente la normalità.

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Questione di mentalità

Avere la mentalità da prepper infatti non significa essere solo preparati e organizzati all’interno nostra propria abitazione con scorte di cibo e attrezzature di ogni sorta: significa anche essere preparati psicologicamente ad affrontare situazioni improvvise nella vita di tutti i giorni, quando siamo lontani da casa e quindi fuori dalla nostra comfort zone.

Ad esempio trovarsi in mezzo ad incidenti stradali, ad un terremoto mentre si è in posta, ad un incendio in un bosco durante un’escursione o anche addirittura in mezzo a una rapina o un attentato.

Tutti questi eventi improvvisi possono quindi attivarci facendoci passare da uno stato di normalità ad un immediato stato di pericolo causando vari effetti fisiologici e psicologici a cui non possiamo sottrarci. Ma cosa succede quando passiamo dalla condizione di “controllo della situazione circostante” allo stato di attivazione nel presentarsi di una minaccia?

Per rispondere a questo quesito da tempo in ambito militare e law-enforcement sono stati condotti svariati studi che hanno portato alla creazione di una scala che prende in riferimento i vari stati mentali dell’individuo posto in situazioni stressogene in base al battito cardiaco (bpm) e, di conseguenza, alle varie alterazioni sensoriali e fisiologiche che si abbattono sul nostro organismo.

Ciò deriva dalla necessità di preparare agenti di polizia, soccorritori, militari e tutte quelle persone che hanno alte possibilità di trovarsi in situazioni di pericolo inaspettato tentando così di aumentare le possibilità di sopravvivere ma soprattutto di riuscire a gestire quell’attimo di adrenalina nel migliore dei modi per noi e per chi ci sta accanto, restando perciò operativi.

I 5 livelli di allerta mentale e fisiologica

Questa scala presenta quindi i 5 stati di condizione mentale e fisiologica che un individuo può trovarsi ad affrontare. Vediamoli nel dettaglio:

Condizione bianca (60 – 80 bpm)

È solitamente la condizione di totale assenza del pericolo, non si presta alcuna attenzione a ciò che ci accade intorno in quanto siamo in una zona che sentiamo “totalmente sicura. Molte persone vivono sempre in questo stato che possiamo definire quasi di “rifiuto del pericolo”.

Condizione gialla (80 – 115 bpm)

Questo è lo status in cui un prepper vive la quotidianità, andando a lavoro o camminando per la città. Non si è totalmente attivati, ma si mantiene sempre un buon grado di attenzione osservando e ascoltando ciò che ci accade attorno.

Il cercare dove sono le uscite più vicine da un luogo chiuso in cui entriamo, visualizzare i possibili soggetti “sospetti” che ci circondano, la fortissima abitudine di sedersi sempre con un muro alle spalle in modo da aver sotto controllo cosa accade nella stanza ecc… Leggi anche: Consapevolezza situazionale: come può aiutarti a proteggerti

Essere inseguiti a piedi - Italian Prepper

Condizione rossa (115 – 145 bpm)

In questa fascia siamo stati attivati. Quella cosa che avevamo supposto potesse accadere (o probabilmente non ci aspettavamo minimamente) si è verificata e all’istante l’adrenalina va in circolo e il cuore aumenta il battito portandoci nella fascia cardiaca in cui otteniamo il massimo per le prestazioni di sopravvivenza e, se necessario, anche di combattimento.

Purtroppo questo incremento di adrenalina e l’improvviso aumento dei bpm ci portano ad una sensibile riduzione della abilità motorie fini, ovvero la capacità di eseguire manovre che richiedano particolari abilità manuali.

Condizione grigia (145 – 175 bpm)

In questa zona il nostro sistema nervoso inizia ad azionare il pilota automatico (body memory) portandoci quindi quasi a non renderci conto di ciò che stiamo facendo.

Per ovviare a questo problema è importante esercitarsi nel ripetere i movimenti che ci servono per aumentare le possibilità di sopravvivenza. Ad esempio in caso di calamità dobbiamo provare più volte le procedure per evacuare la casa ripetendo tutti i passaggi finché non vengono automatici (ad esempio: aprire l’armadio, prendere lo zaino, prendere l’attrezzatura, caricare il tutto in auto, partire) in modo da evitare dimenticanze o da commettere errori.

Oppure se ci vogliamo preparare a reagire ad un’eventuale rapina usando il nostro spray al peperoncino dovremo sempre abituarci a tenerlo nella stessa tasca per evitare, nel momento di adrenalina, di andare a colpo sicuro con la mano sulla tasca destra dei pantaloni per poi accorgersi che in quell’occasione avevamo malauguratamente deciso di mettere la bomboletta nella tasca interna della giacca.

In alcuni ambiti vengono svolte esercitazioni mirate che seguendo il principio dell’inoculazione di stress ci portano ad estendere la zona rossa riducendo così il deterioramento delle nostre capacità causato dell’attivazione della zona grigia. 

Condizione nera (oltre i 175 bpm)

In questa zona si ha il deterioramento dei principi cognitivi, vasocostrizione e molte altre situazioni (come pensieri intrusivi) che ci possono portare se non vengono gestite in una perdita totale del controllo sulla situazione. 

Le reazioni stressogene: come gestire lo stress improvviso 

Quando si è posti sotto un forte stress improvviso il comando del nostro corpo passa al sistema nervoso simpatico che governa gli istinti più primitivi dell’uomo e che quindi salvaguarda la sopravvivenza. 

Gestire lo stress prepping
Foto di Akshar Dave da Pexels

Questa situazione (come già accennato prima) può portare al manifestarsi di determinate reazioni da parte del nostro corpo che elenchiamo qui di seguito: 

  • perdita del controllo su sfinteri e vescica (ossia farsela sotto dalla paura): quando si vive un evento improvviso e traumatico il nostro corpo nel momento dell’attivazione rilascia il controllo di queste attività in quanto non le ritiene necessarie alla sopravvivenza e incanala quindi tutte le energie disponibili per garantire la salvezza;
  • visione a tunnel: in presenza di una minaccia all’aumentare del battito cardiaco il nostro cervello focalizza la vista sulla potenziale minaccia di fronte a noi tendendo a perdere parte della visione periferica. Questo ci permette di avere una visione più nitida della situazione ma di contro ci obbliga a dover far con la testa movimenti più ampi per controllare cosa ci succede attorno;
  • esclusione uditiva: tutti i sensi inutili vengono spenti incrementando quelli necessari a sopravvivere come la vista. Questa esclusione porta anche a proteggere l’udito da rumori troppo forti. Al contrario, in ambienti con scarsa illuminazione dove quindi la vista non ci sarebbe di grosso aiuto, si può avere un forte incremento dell’udito per massimizzare le capacità percettive;
  • il tempo al rallentatore: è una reazione del corpo che se ben conosciuta può portare anche un notevole vantaggio in quanto nonostante si percepiscano i movimenti lenti in realtà sono molto veloci;
  • dissociazione: si ha la sensazione di vedere la scena dall’esterno del nostro corpo, vedendoci in terza persona. 

Gestire la respirazione

Per controllare o per lo meno attenuare tutte queste distorsioni percettive è necessario saper utilizzare l’unico strumento che abbiamo che ci permette di governare quella parte del sistema nervoso che gestisce le reazioni involontarie. 

Questo strumento è la respirazione, essa infatti fa da ponte tra il sistema nervoso simpatico e parasimpatico.

Tramite un metodo definito nel settore “respirazione tattica” o “respirazione autogena” si può infatti “governare” il sistema nervoso simpatico abbassando il battito cardiaco.

Non esiste una regola precisa in quanto la respirazione va calibrata in base all’individuo, di massima la si esegue in questo modo: inspirare profondamente facendo fluire l’aria nella zona addominale per 3-4 secondi trattenere il fiato per altri 3-4 secondi espirare lentamente fare una pausa di altri 3-4 secondi e si ripete almeno per 4 cicli o finché non si riesce ad abbassare i battito e a portare una sorta di rilassamento corporeo.

Tutto quanto descritto è il frutto di anni di studi eseguiti da parte di personale civile e militare che ci ha aiutato a capire come aumentare le nostre chance di sopravvivere ad eventi e minacce improvvise. 

Già il fatto di essere consapevoli di quali effetti fisiologici possano colpire il nostro corpo permette alla nostra mente di essere preparati ad affrontarli o per lo meno a riconoscerli senza lasciarci cadere nel vortice degli eventi che in certe situazioni si verificano a velocità assurde.

Perché è inutile organizzarsi per affrontare ogni emergenza con attrezzature e risorse se non abbiamo poi la risorsa più importante a nostra disposizione pronta , ovvero la nostra mente. 

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