La società della neve: la storia vera che ha ispirato il film

La società della neve storia vera - Italian Prepper
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La storia vera del volo 571

La società della neve è un film di sopravvivenza del 2023, diretto da J.A. Bayona che puoi guardare su Netflix. Il film è tratto dall’omonimo libro di Pablo Vierci che si ispira alla drammatica e incredibile storia vera dei passeggeri del volo 571 diretto in Cile il 13 ottobre 1972. Questo disastro aereo, avvenuto sulle Ande, è ancora oggi una delle più paradossali e cruente storie vere di sopravvivenza e tenacia che siano mai state raccontate. 

Questa storia di sopravvivenza è stata proposta già in altri due film sul grande schermo. La prima volta è stata nel film messicano I sopravvissuti delle Ande (1976), mentre la seconda nel film Alive – Sopravvissuti (1993). Per questo motivo, questo film era molto atteso dalla critica. 

Sopravvissuti la società della Neve storia vera - Italian Prepper
Photocredit: Cordon Press

Società della neve: trama del film

La trama della società della neve si basa sulla storia vera di una squadra di rugby uruguaiana, la Old Christians Club, diretta in Cile a bordo di un mezzo dell’aeronautica militare noleggiato per l’occasione. In totale i passeggeri erano 45, solo una persona non aveva nessun legame con la squadra.

Mentre l’aereo si avvicinava alla destinazione, nel mezzo di una tempesta, il copilota chiese il permesso di atterrare all’aeroporto cileno che accettò la richiesta. Durante la discesa però il copilota si rese conto di aver calcolato male la posizione dell’aereo, finendo per schiantarsi nel cuore della catena montuosa delle Ande. Da qui ha inizio l’incredibile esperienza di sopravvivenza dei passeggeri a bordo.

Lo schianto sulle Ande

A causa dell’impatto il veicolo si spezzò in due. Molti persero immediatamente la vita, altri restarono gravemente feriti. Per i sopravvissuti la situazione non era migliore, in quanto si resero presto conto che avrebbero dovuto fare i conti con il freddo glaciale, nell’attesa dei soccorsi. 

Per quanto la macchina del soccorso si sia attivata rapidamente, la posizione poco chiara del veicolo e il luogo dello schianto, non resero agevole la ricerca. Tra i superstiti, prima si scatenò il panico e poi l’amara consapevolezza di essere considerati deceduti e abbandonati sulle Ande. Per continuare a restare in vita, fu presto chiaro che avrebbero dovuto prendere decisioni difficili, decisioni che avrebbero messo a dura prova la loro moralità, come il cannibalismo verso i deceduti. Nonostante il consenso delle persone prima della loro morte, come narrano i superstiti, è comprensibile immaginare come sia stato difficile cibarsi dei propri compagni di squadra e amici per poter sopravvivere.

“Non dimenticherò mai quella prima incisione, quando ogni uomo era solo con la sua coscienza su quella cima infinita, in un giorno più freddo e più grigio di tutti quelli precedenti o successivi (…) Noi quattro, ognuno con una lametta o un frammento di vetro in mano, tagliammo con cura i vestiti da un corpo il cui volto non potevamo sopportare di guardare”.

Roberto Canessa nel suo libro “Dovevo sopravvivere” (2016)

Sia nel film La Società della Neve, che nella storia vera, la capacità di organizzarsi e di mantenere la calma, così come la solidarietà e il lavoro di squadra, e i grandi sforzi per rimanere ottimisti furono fondamentali per sopravvivere fino al salvataggio, un obiettivo che raggiunsero da soli

Mentre il film procede è infatti chiaro che una squadra già collaudata in ambito sportivo, con capacità di lavorare in team, ruoli gerarchici definiti e performance fisiche superiori alla media abbia avuto una marcia in più nella gestione di una tragedia come questa. La stessa situazione, vissuta da un manipolo di sconosciuti, avrebbe quasi sicuramente avuto risvolti differenti, con difficoltà nel prendere decisioni cruciali o un minor livello di solidarietà.

Inoltre, come si vede nel film, ai sopravvissuti non mancavano le skills tecniche. In particolare, grazie alla ricezione del segnale radio ripristinato, i sopravvissuti furono in grado di capire quando i soccorsi terminarono le loro ricerche.

La società della neve storia vera - Italian Prepper
Photocredit: Netflix

La squadra di soccorso ed il salvataggio

Dopo due mesi dallo schianto e innumerevoli prove morali, fisiche e climatiche da superare, il numero dei sopravvissuti era sceso a 16. A quel punto, con la buona stagione alle porte, un gruppo di persone più forti e resistenti partì alla ricerca di aiuto. Crearono una squadra di soccorso composta da tre giovani giocatori: Canessa, Nando Parrado e Antonio Vizintín. I tre ragazzi, scalarono la montagna nella speranza di trovare aiuto, senza abbigliamento tecnico o preparazione. 

Il 20 dicembre finalmente i ragazzi individuarono un altro essere umano, Sergio Catalán Martínez, un mandriano cileno. Grazie al loro gesto, il giorno dopo i soccorsi arrivarono sulle Ande nel luogo dello schianto. Dopo 72 lunghissimi giorni nel cuore della catena montuosa delle Ande, passati nel gelo, gestendo valanghe, tempeste e fame, i 16 sopravvissuti erano salvi

Nonostante 16 giovani siano scesi dalla montagna, i corpi di coloro che non sono sopravvissuti resteranno per sempre nelle Ande, dove sono stati sepolti vicino al luogo del loro decesso.

Quindi, cosa vuol dire sopravvivere? È veramente possibile uscire vivi da un’esperienza del genere?

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